L'omicidio della lingua

Siamo qui apposta per questo. L'opinione è ributtante ed è ora che il discorso paghi il suo scotto. Parliamo in troppi senza sapere di che si parla. La libertà di parola ci ha resi idioti. Qui cercheremo di uccidere il discorso. Bando dunque a: coerenza del dialogo, galateo verbale, codici semiotici. Deformiamo il parlato e lo scritto. Deformiamo la deformazione della comunicazione.

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NB: Questo blog è frutto di aberrazione mentale e abuso di solventi chimici.
domenica, 20 settembre 2009

Dieta /5

Altro enorme problema del fare una dieta è che, quando all'improvviso mentre si è a letto di notte la tristezza e l'angoscia di fanno sentire,non ci si può sbafare una scatola di biscotti o una vaschetta di gelato. Per cui, se non puoi o non vuoi accendere la tv non ti resta altro da fare che affondare nei tuoi pensieri meno positivi e vedere che succede. Io non ne ho ricavato nulla, le solite conferme pessimisti: recentemente sono morti i miei due nonni maschi e ho pensato che la loro intera vita di problemi e sacrifici all'indomani del boom economico si è dissolta in un amen di demenza senile. Cosa rimane di tutto quanto? Nulla. Ed è perfino peggio di un pensiero negativo: siccome già lo sapevo era, oltre che triste, scontato. E ognuna di queste problematiche metafisiche s'infrange contro il marmoreo presente: un esame domani che è tutto da vedere. Ma, e qui viene una consolazione anch'essa scontata, talvolta a qualcuno fa bene un abbraccio. Non è il mio caso, visto che gli abbracci - tranne che in rarissime occasioni - mi danno fastidio o non mi dicono nulla. Ma è tranquillizzante sapere che alcuni riescono a non sbafare una scatola di biscotti o una vaschetta di gelato e sublimino tante e tali calorie in una stretta umana e calda. Gente che probabilmente non dovrà mai fare la dieta.
postato da: Fumatoscani alle ore 14:31 | link | commenti (1)
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sabato, 19 settembre 2009

Dieta /4

Se sei un appassionato di cinema con velleità cinefile finisci all'Azzurro Scipioni di Roma a guardare "La grande abbuffata", che è pure - guarda caso - il tuo film preferito. E dunque te lo guardi e al cine il film è sinceramente diverso. Ti accorgi di dettagli che nelle precedenti 75 volte che l'hai visto ti erano sfuggiti, vedi - nella scena in cui a Philippe cade il piatto per terra - un riflettore riflesso in uno specchio della scala, vedi la signora affacciata in alto a destra in un palazzo di fronte quando Michel esce di casa e si mette da solo nella macchina di Marcello mentre un aereo in lontananza parte, vedi un sotterfugio visivo difficilmente descrivibile al momento della loro prima colazione (quando decidono d'invitare delle ragazze)... tante cose. Soprattutto, oltre ai dettagli visivi stavolta evidenti (come gli ornamenti che su uno schermo televisivo si perdono, la conformazione delle piante che svanisce, i contorni che in foschia si sbrodolano...) o meno evidente, c'è la considerazione sul blu in Ferreri: è blu l'auto su cui muore Marcello, è blu l'abito con cui Michel viene messo nella cella frigorifera (pur essendo morto con un abito nero marrone e bianco), è blu l'abito di Andrea mentre viene preparato il superpaté che ucciderà Ugo, sempre blu è l'abito di Andrea quando Philippe muore. Perfino l'intera casa è blu. "La grande abbuffata" fa uno strano effetto quando sei a dieta. Io, per fortuna, avevo appena mangiato e quindi non mi è venuta fame come al solito guardandolo... però c'è uno strano senso di disagio, come sempre, per la serena disperazione che aleggia... rassegnata. Imperterrita. Come l'idea di stare a dieta, costi quel che costi.
postato da: Fumatoscani alle ore 13:05 | link | commenti
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venerdì, 18 settembre 2009

Dieta /3

Quando fai la dieta l'ultima cosa che ti occorre è uscire (per una cosa qualunque: che va dall'andare al cine con la ragazza fino alla partecipazione a un reading di poesie con gli amici) rimanendo fuori casa nell'ora dei pasti. Ognuna di queste uscite rappresenta una tentazione pressoché irresistibile e io, che ormai sono all'11 giorno di dieta, oggi ho sgarrato. Non in senso quantitativo (perché, avendo mangiato solo un panino a pranzo, sono in regola), bensì in senso riempitivo: a cena ho mangiato il doppio di quello che mi era prescritto nella dieta(ripeto: quantitativamente ho sforato di un nulla rispetto alla mia dieta di oggi) e ora mi sento gonfio oltre misura. Timoteo mi ha detto che è perché la dieta sta funzionando, e in effetti anche Ica aveva notato che mi ero "sgonfiato", ma rimane il fatto che per un panino semplicissimo e una piadina ugualmente semplice ora - oltre ad alcuni trascurabili sensi di colpa - ho un senso di pesantezza che prima avrei provato solo mangiando una bistecca ai Butteri qui a Roma, con patate di contorno e tiramisù per dessert. Questo, naturalmente, senza contare la sete spropositata. I programmi della notte del resto non aiutano ad alleggerirti. Sotto gli occhi possono capitarti programmi come quello con Gabriele La Porta, che sembra preso di peso dagli anni '80, con le facce dei suoi ospiti che oscillano come pendoli schopenaueriani fra il nullificato e il patibolare rimpallandosi all'infinito le solite insulse frescacce che paiono libri di citazioni d'amore della peggiore fatta. Oppure puoi finire fra le braccia soporifere di Marzullo, che intervista quasi perennemente attricette sconosciute che si piccano di aver fatto tale o talaltro sfigatissimo lavoro teatrale con un parimenti anonimo regista onirico tursitano (ma almeno Marzullo è stordente, e di quando in quando ci becchi perfino qualcuno d'interessante). Infine, Ghezzi, l'Enrico, meglio noto come "the Voice" o "l'uomo fuori sincrono", che pensa pure fuori sincrono: "Buongiorno vorrei le camel da dieci" dice alla fontanella dopo essere stato dal tabaccaio cercando di abbeverarsi alla macchinetta del superenalotto - sì, Enrico Ghezzi potrebbe definitivamente farvi passare il sonno intrippandovi con qualcuna delle sue seghe mentali a due o tre mani. La dieta cambia la vita: prima sarei stato buttato in qualche bar notturno per mangiare un cornetto e bere un cappuccino, ora solo acqua liscia e biscotti integrali Misura (che se sono meglio del compensato non lo so proprio).
postato da: Fumatoscani alle ore 02:35 | link | commenti
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martedì, 15 settembre 2009

Dieta /2

A riprova del fatto che la dieta cambia la vita, mi sono reso conto del fatto che ormai, quando guardo un film o un telefim o un fumetto o qualsiasi altra cosa simile, allora la mia concentrazione si fissa sulle immagini e i discorsi inerenti al cibo. Domenica sono stato trascinato a vedere "Segnali dal futuro", l'ennesimo pietoso film sulla fine del mondo portata avanti da alieni o angeli (in questo caso erano alieni in odore d'angelicato). In una ripresa si vede il figlio di Cage che mangia una ciotola di fiocchi d'avena a casa di sua zia e istantaneamente, sarà stato pure perché il film era realmente risaputo oltre ogni limite, la mia attenzione è stata attratta irrimediabilmente dalla ciotola di fiocchi d'avena - catalogati all'istante dalla mia memoria come "colazione". Mentre si fa una dieta, inoltre, è fondamentale l'aiuto di chi ti sta intorno. Purtroppo Roma è una città che ha trattorie e pizzettari ovunque, quindi non ti aiuta. In compenso, gli esseri umani nei miei pressi si sforzano di non sbattermi cibi intoccabili sotto il naso. Vedendo ieri sera "Vi presento Joe Black" mi sono reso conto di una cosa: la figlia grande di Hopkins, quella che nella scena finale della festa del compleanno ha uno strambo vestito verde, ha un problema col padre (cioè Hopkins, repetita juvant), il quale sembra non vedere i continui sforzi per farsi ben volere da lui. Orbene, mi sono reso conto che non è colpa del padre, ma colpa dell'amore: lui non dà grande peso alle cose che fa lei perché la ama, ossia le vuole così bene da non interessargli cosa fa e come lo fa, perché tanto le vorrebbe bene lo stesso. Se si vuol bene a una persona a prescindere e sei un miliardario, cosa t'importa di cosa fa: le vuoi bene comunque. Ma poi, questa persona, come farebbe a saperlo che la stimi? Non potrebbe. Questo per dire: gl'incoraggiamenti, durante una dieta, non bastano mai, anche quando virtualmente non sarebbero richiesti.
postato da: Fumatoscani alle ore 06:03 | link | commenti (2)
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domenica, 13 settembre 2009

Dieta /1

Il 7 settembre ho iniziato la dieta. Tale dieta, detta "a zone", ha cambiato la mia vita. Il modo in cui una dieta ti cambia la vita è subdolo, sottile, solo dopo te ne accorgi. Cambia le tue abitudini e il tuo modo di socializzare e comprendere la vita. Quando sei costretto ad abdicare cene e pranzi con amici, occasioni conviviali che in penisola si risolvono invariabilmente a sbafare, mangerecci intermezzi fra un capitolo di studio e un altro, inevitabilmente il tuo modo d'intendere il lavoro e il tempo si modificano. Smetti di pensare "ad andare a fare uno spuntino", smetti di voler farti una bella mangiata con gli amici, smetti di invitare a cena le ragazze... Ma se la tua vita sociale cambia, quella privata cambia con lei. In casa inizi a misurare tutto col bilancino, a chiederti se due biscotti integrali equivalgono una fetta di pane integrale, se una fettina di vitella corrisponde a una fettina di maiale magro e se due pere sbucciate e senza torsolo sono più o meno di 90 gr. Ho iniziato a ingrassare nel momento in cui ho deciso d'impormi una socialità più aperta e disponibile, non appena ho deciso di diminuire la misantropia ho preso chili: questo la dice lunga. Anche io come tanti sfogo sul cibo, evidentemente, ed è tanto lo stress d'interagire con molte persone che ho preso molti chili mangiando molto per molto sfogare. Oggi si conclude la prima settimana di dieta, che mi è sembrata un mese, perché è un pensiero costante che ti segue, che ti controlla. Si tratta di una fatica continua che darà i suoi frutti fra un mese. O, come lo chiamerei io, un anno.
postato da: Fumatoscani alle ore 14:30 | link | commenti
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venerdì, 28 agosto 2009

ciao a tutti, che fine avete fatto, visto che ormai ho lasciato questo blog alla rovina e non so che fate?
postato da: Fumatoscani alle ore 22:03 | link | commenti (2)
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giovedì, 18 giugno 2009

L'ULTIMO AUTORE ITALIANO

"Ma che vuoi" così s'intitola il nuovo libro di Gerardo Rizzo, storico di lungo corso che – frainteso e accantonato in patria – ha preferito migrare verso i lidi più felici e ricettivi della Scandinavia.

In questa sua recentissima opera, Rizzo preferisce abbandonare i consueti percorsi del saggio approfondito e del romanzo raffinato e ponderoso: predilige la brevità della forma paratattica e improvvisa, così come a suo tempo aveva fatto Manganelli in ambito giornalistico con gli "Improvvisi per macchina da scrivere".

Insomma, per esser chiari, "Ma che vuoi" è l'esempio limpido della sensibilità politica di un autore che ha fatto di Guenon ed Evola i suoi maestri di pensiero e di rifiuto della modernità consumista e taylor-fordista.

Con le sue brevi parabole (come, per esempio, "Mara") Rizzo si fa mastro cantore dello smarrimento di un'epoca, della sua intrinseca fragilità, della sua cieca mancanza di buon senso. L'autore sembra sapere benissimo che chi definisce il buon senso qualunquismo ha scarsa indipendenza morale e non esita a dirlo, citando a piene mani dal "Trattato del ribelle" di Ernst Jnger.

Ma cosa ci vuole dire in realtà il Rizzo col suo cinismo elettivo e fintamente menefreghista? Che in realtà, in questa epoca di buonismo ipocrita e approfittatore, solo i cinici sono i veri uomini feriti. Coloro i quali, dopo infinite e dolenti delusioni, indolenziti dalle offese del mondo, decidono d'innalzare un muro di diffidenza che li ripari dal prossimo. Ecco chi è il cinico, nell'opera di Rizzo: un eroe romantico, appassionato, deluso, infinitamente bisognoso di sogni e premure.

Ecco perché, in ultima analisi, ci sentiamo di consigliare la lettura di "Ma che vuoi": perché è l'affresco di un'epoca, una dichiarazione di resa nei confronti della propria malmostosità, una lettera imbottigliata destinata a un qualche consimile isolato su un arcipelago inaspettatamente uguale e infinitamente distante.

postato da: Fumatoscani alle ore 15:36 | link | commenti
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